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1, Guglielmo Giaquinta, Universalità e santità, La pietra, anno 1980, pagina 13, libro

La vocazione universale alla santità nasce con il messaggio di Cristo che viene inviato a tutti attraverso gli Apostoli. Cristo infatti ha il suo messaggio da annunciare al mondo, lo presenta in terra di Palestina e poi dice agli Apostoli: Andate e annunciate a tutte le genti (Mt 28,19). In quel momento si manifesta la chiamata universale alla santità da parte di Dio e nasce il compito della Chiesa. Da quel momento, però, storicamente, quindi già nella prima Chiesa, si nota anche che quando si arriva alla massa c'è una dequalificazione della qualità. E’ importante vedere dunque quale è stata la risposta di allora e quale deve essere attualmente, in questo momento, la nostra soluzione.
2, Guglielmo Giaquinta, Fraternità e santità, L'amore è rivoluzione, anno 1973, pagina 26, libro

Caratteristica del nostro tempo è anche l’esigenza della fraternità. Affermata da grandi documenti internazionali, ignorata praticamente in troppi luoghi ed in troppi casi, essa forma l’obiettivo indispensabile e vitale dell’umanità.
3, Guglielmo Giaquinta, Fraternità e santità, L'amore è rivoluzione, anno 1973, pagina 26-27, libro

Oggi ci sono troppe differenze: di cultura, di civiltà, di consumo, di benessere; e, ciò che è più grave, le distanze invece di diminuire tendono ad approfondirsi. Mentre però prima non ci si rendeva conto di tutto questo, ormai gli uomini si sono svegliati dalla loro stanca pigrizia e vogliono lottare. O si arriverà alla fraternità o scoppieranno tante mine quanti sono i motivi delle infinite disparità: ed allora sarà la fine.
4, Guglielmo Giaquinta, Fraternità e santità, L'amore è rivoluzione, anno 1973, pagina 27, libro

Ma si può giungere all’uguaglianza attraverso la violenza? Questa non crea, essa stessa, una differenziazione assurda. tra chi è più forte e prepotente e chi è più debole? Va quindi notato che, mentre gli uomini sentono il bisogno di arrivare alla fraternità, non riescono a trovare il modo con cui realizzarla.
5, Guglielmo Giaquinta, Fraternità e santità, L'amore è rivoluzione, anno 1973, pagina 27, libro

Una osservazione di fondo che bisogna fare è che esiste, in molte parti dell’umanità, quasi un senso di astio per le religioni, particolarmente per quelle cristiane e per quella cattolica, perché in tanti secoli con il loro influsso non sono riuscite ad impedire la formazione del dramma che oggi viviamo
7, Guglielmo Giaquinta, Fraternità e santità, L'amore è rivoluzione, anno 1973, pagina 29, libro

« La tua fame è la mia o lo sarà in un domani ». « La bomba di Hiroshima, se tornerà a cadere sulla terra spaventata, distruggerà la tua e la mia casa ». « Gli hippies di California, se un giorno dovessero trasformarsi in, tribù di cannibali, non risparmierebbero te ma neppure me e i miei figli ». « Distruggere i cannoni in Russia e in America significa portare la pace in Asia e nel Medio Oriente ». « Il sacrificio di Teresa di Lisieux è luce di fede nella terra di missione ». « Dalla tua santità può nascere la mia salvezza ».
9, Guglielmo Giaquinta, Fraternità e santità, L'amore è rivoluzione, anno 1973, pagina 29, libro

Ormai il mondo non solo è piccolo ma tende a divenirlo sempre di più. Gli influssi vicendevoli, a livello internazionale e mondiale, si fanno sempre più evidenti, con la conseguenza che nessuno può disinteressarsi dei problemi e delle esigenze degli altri. Questa è una verità evidente, che non può essere quindi razionalmente negata, ma che di fatto molti, anzi troppi, ignorano.
10, Guglielmo Giaquinta, Fraternità e santità, L'amore è rivoluzione, anno 1973, pagina 30, libro

Chi può per esempio negare che la propria adesione ad un partito politico abbia una reale, anche se parziale, influenza su decisioni di carattere internazionale? Identico problema noi dobbiamo porci nei confronti della religione, della morale e della spiritualità.
11, Guglielmo Giaquinta, Fraternità e santità, L'amore è rivoluzione, anno 1973, pagina 30, libro

Il danno che nasce da separazione tra religione e spiritualità è assai grave, in quanto, mentre si trovano sufficienti ragioni per difendere la morale e la religione, non appare chiaro perché ci si dovrebbe preoccupare di un fatto tanto personale come la spiritualità. Non si avverte che questo equivale a ridurre la religione a una realtà esterna e inquadrata in schemi morali e giuridici che si esauriscono nel fare o nel non fare, cioè a qualcosa di legalistico e senza anima: esattamente l’opposto di ciò di cui oggi si sente il bisogno. Ma è anche vero che, se vuole trasformarsi invita, la religione deve diventare, per chi la accetta, spiritualità e cioè principio interiore di convinzione e di azione.
2505, Guglielmo Giaquinta, Cristo il Santo, pagina 9, libro

Un esame, anche solo elementare, dei documenti del Vaticano II mostra con chiarezza che la figura cristologica a cui essi fanno riferimento è quella di Gesù buon pastore. E questo sia per i Vescovi che per i sacerdoti.
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